Mostra “MODA IN LUCE 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale” a Roma
Di: Ekaterina Khudenkikh
Protagonista dell’esposizione è il patrimonio di memoria, fotografie, filmati dell’Archivio storico Luce. Fondamento della conoscenza del XX secolo italiano ed europeo, bene tutelato dell’Unesco, l’Archivio Luce rappresenta una ricchissima fonte di testimonianze sulla moda e lo spettacolo. Il Luce immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all’Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile.
Il percorso espositivo immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, per la gran parte del Luce, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali, e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Valentina Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni e ancora Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti.

Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano, Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi, che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume.
Un viaggio multimediale e fisico nell’immaginario, tra storia, stile, costume, società e sogno, una macchina del tempo che ci trasporta nel mito: quando Roma e l’Italia hanno spiegato al mondo come vestire, e come vivere.
Le immagini raccontano sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. A fianco, il cinema che fa di Roma un tempio, e fornisce alla moda sogno e corpi. Quelli di: Sophia Loren, Audrey Hepburn, Liz Taylor, Lucia Bosè, Kirk Douglas, Charlton Heston, Sean Connery, Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Gabriele Ferzetti, Rod Steiger.

Ci sono i momenti fondativi. La prima sfilata di Valentino, anno di grazia 1959. Il matrimonio di Tyrone Power e Linda Christian, del 1949, atto ufficiale di nascita della “dolce vita”, lei in abito Sorelle Fontana, lo sposo in Caraceni. Gattinoni reinventa lo stile impero per il film Guerra e pace con la musa perfetta Audrey Hepburn, e accoglie nel suo atelier perfino le due più grandi attrici del tempo (se non di sempre) in competizione drammatica per Roberto Rossellini: Anna Magnani e Ingrid Bergman. E fissa il corpo “a cuore” di Anita Ekberg, nella scena di seduzione più iconica della storia del cinema, il bagno nella Fontana di Trevi de La dolce vita. Angelo Litrico veste la Guerra Fredda, creando gli abiti sia per Nikita Krusciov sia per Dwight Eisenhower. Federico Forquet dà al mondo l’abito toga e il pijama palazzo di Galitzine. Lucia Bosè, la Miss Italia che ha battuto sul podio “la Lollo” e Silvana Mangano, è la musa di Sarli, e incarna le inquietudini del capolavoro di Antonioni, Cronaca di un amore (per la critica, il primo film della modernità cinematografica), e le speranze de Le ragazze di Piazza di Spagna. Ci sono le grandi première cinematografiche, tra tutte al Fiamma la prima de La dolce vita di Fellini, 1960, da cui il paese si vide trasformato. Compaiono i “teddy boys”, prima crepa dell’insoddisfazione giovane che deflagrerà nel Sessantotto. Ma la moda italiana aveva già fatto la sua rivoluzione. Ha preso la sacralità dell’Alta Moda di Parigi, e l’ha portata a donne, e uomini, che stavano cambiando. Ha reso l’abito più mobile, dinamico, liberando il movimento dei corpi. Ha vestito persone che si aprivano al mondo, al lavoro, ad altre aspirazioni. Linee meno rigide, più fresche – ma perfette – significavano un nuovo accesso alla modernità. La donna, che fosse una regina Savoia o Windsor, diva dello schermo o futura aspirante professionista, non era più un quadro glorioso a due dimensioni, ma un corpo di fascino e pensiero. Così per l’uomo. L’Alta Moda restava alta, ma non più irraggiungibile, era un cielo cui a tutti, anche solo vedendolo in un film, era permesso aspirare.

Sullo sfondo, ma protagonista sempre, Roma e i suoi luoghi. La città eterna che sa adattarsi al tempo. Ogni luogo diventa passerella, scena per geometrie nuove su spazi antichi come il marmo.
Un movimento di idee e di puro artigianato che si racconta sia a chi ha vissuto quell’epoca, sia agli appassionati di moda, design e storia del gusto. Ma la mostra si rivolge anche, e soprattutto, alle nuove generazioni che guardano con interesse alle tendenze contemporanee e alle nuove professioni del fashion, dal design alla consulenza d’immagine. È a loro che parla questa storia della moda a Roma. Una straordinaria eredità creativa che continua a influenzare il gusto e le passerelle contemporanee, dimostrando l’assoluta attualità di una stagione che non ha mai smesso di ispirare.

Dal 26 giugno al 15 novembre 2026
Musei Capitolini, Centrale Montemartini
