Mostra “WILLIAM CONGDON. Essere-Uomo” a Roma
Di: Ekaterina Khudenkikh
Dopo cinquant’anni torna a Roma una mostra dedicata a William Congdon (1912-1998), artista spesso assimilato al gruppo degli espressionisti astratti americani, ma in realtà protagonista di una vicenda artistica ed esistenziale del tutto solitaria e che rappresenta un clamoroso caso unico nella storia dell’arte del dopoguerra. Il grande artista, convertitosi alla fede cattolica del 1959, innamorato di Venezia, affascinato da Assisi e da San Francesco, ritiratosi nell’ultima parte della sua vita nella Bassa milanese.
L’esposizione – aperta al pubblico da giovedì 7 marzo negli spazi di Capitolium Art – si focalizza su un periodo ristretto ma cruciale della carriera di Congdon, il triennio 1949-1951, quello in cui l’artista mette a punto una sua peculiare ricerca in equilibrio tra la rivoluzionaria novità dell’Action Painting americana e la tradizione iconografica europea della pittura di veduta.

Il progetto espositivo curato dalla direzione artistica di Capitolium Art Gallery in collaborazione con The William G. Congdon Foundation si sviluppa attorno a otto opere di grandi dimensioni prodotte nel triennio 1949-1951, gli anni in cui – grazie al sostegno di Peggy Guggenheim e di Betty Parsons, la gallerista dei maestri dell’action painting – il mercato americano premia la pittura di Congdon con quotazioni che, nel 1951, sono più alte di quelle di Pollock e di molti altri protagonisti della nuova avanguardia trattati dalla Betty Parsons Gallery.
Gli storici lavori in mostra, per lo più provenienti dalla collezione della Congdon Foundation e da un’importante collezione privata, compongono un allucinato Grand Tour attraverso l’Italia dell’immediato dopoguerra, un paese punteggiato dalle rovine di una civiltà millenaria e dalle macerie di un conflitto da poco concluso, portando il visitatore da Roma a Venezia, passando per la selvaggia natura d’Abruzzo, l’Umbria e la Toscana.
I soggetti scelti da Congdon sono quelli canonici della pittura del Grand Tour: il Pantheon, il Colosseo, la chiesa della Trinità dei Monti a Roma, la basilica di San Francesco ad Assisi, la Piazza dei Miracoli a Pisa e il Caffè Florian a Venezia, ma il linguaggio espressivo è quello avanguardistico della scuola di New York. Con il fare tipico dell’Action Painting, Congdon reinventa la pittura di veduta della tradizione europea. L’abbondante uso di pigmenti conferisce ai suoi lavori una matericità così pesante da richiedere l’uso di supporti rigidi come il compensato e la masonite, “eredi prosaici” – scrive Daniele Astrologo Abadal nel saggio critico in catalogo – “della tavola lignea italiana del Quattrocento”, superfici robuste capaci di resistere alla fisicità dell’assalto di un pittore che non lavora col pennello ma con la spatola e il punteruolo.
Unico tra gli artisti americani di punta della sua generazione ad aver vissuto sul campo l’esperienza della guerra, Congdon finirà per legare il suo destino all’Italia, il paese in cui vivrà le esperienze più intense della vita, non ultima quella della conversione al cattolicesimo, la clamorosa scelta fatta nel 1959 e che porterà al crollo della sua fortunata carriera americana. Negli anni su cui la mostra si focalizza, Congdon è ancora l’originale artista wasp capace di emozionare Peggy Guggenheim, che di lui scrive: “William Congdon è l’unico pittore, dopo Turner, che ha capito Venezia…Il suo modo di esprimersi è moderno, la sua comprensione vecchia quanto la città stessa”. Ma sarà proprio la profonda spiritualità di cui le vibranti vedute celebrate da Peggy Guggenheim sono espressione a condurlo verso un inesorabile cambio di passo anche sul fronte della produzione artistica. Dopo la conversione, chiuso l’intenso capitolo del vedutismo rivisitato in chiave avanguardistica, Congdon si dedicherà con coerenza all’arte sacra, una scelta rigettata in pieno non solo dal mercato americano ma anche da quello europeo.
Dal 7 marzo al 23 aprile 2024
Capitolium Art Gallery
Via delle Mantellate, 14/B, Roma
